Personaggi storici - Comune di Montirone - Provincia di Brescia

Personaggi storici - Comune di Montirone - Provincia di Brescia

PERSONAGGI STORICI

Sono tanti i personaggi di rilievo nella storia di Montirone; i più antichi dei quali appartengono alla famiglia dei Conti Emilj:

  • Filippino (sec. XIV): consigliere, cancelliere e segretario di Gian Galezzo Visconti duca di Milano, poi uomo della sua diplomazia. Di origine bresciana ottenne la cittadinanza di Milano e Pavia. Fu creato conte palatino. Ottenne in feudo Montirone.

  • Tommaso, condottiero e cavaliere della Repubblica Veneta (sec. XV).

  • Marco, capitano dell'imperatore Carlo V e suo ambasciatore presso il duca di Ferrara.

  • Giovanni, (sec. XVIII) governatore di Casale e generale del marchese di Monferrato.

  • Pietro, umanista e patriota del Risorgimento. Arrestato dall'Austria venne deportato e rinchiuso nel castello di Salisburgo. Liberato, dopo l'unità d'Italia, venne eletto primo Sindaco di Montirone.

Nel 1574, in seguito ad un matrimonio, una parte dei beni della famiglia Emilj ( 81 piò con casa da padrone e da massaro) passano ai nobili bresciani Crotta. Il palazzotto si ergeva nel medesimo luogo dell'attuale palazzo Lechi.
Nell'estimo del 1627, questo ramo della famiglia, che già allora risiedeva a Verona, dichiarava di possedere in quell'anno, oltre alla villa, circa 1000 piò di terreno, ossia 340 ettari, un casamento, fienile e "casette" in paese; i tre "cortivi" Bereguardo, Bettola e Belvedere (quest'ultimo corrispondente al Fenilazzo dotato anche di "cassina" per il latte).
A "Bereguardo", oggi Belleguardo, gli Emilj possedevano anche casa di villeggiatura con oratorio privato (chiesetta ancora esistente intitolata a S.Gaetano), passata poi in proprietà ai nobili Fè ed ora di proprietà della Profilatinave.
Erano anche di proprietà degli Emilj le cascine, al centro dei rispettivi terreni: il Feniletto, il Loco Novo, la Bettola con pila di riso, ed il mulino (sec. XV) sulla roggia Molinara.
Bisogna ricordare, nel territorio di Poncarale, la presenza della monumentale cascina Emilia, la cui denominazione richiama evidentemente quella della famiglia in questione, benché, all'epoca della sua costruzione (XVI secolo) fosse già proprietà Avogadro.

 

Altri personaggi, vissuti in epoca relativamente più recente, appartengono alla famiglia dei Conti Lechi e ad essa collegati:

  • Pietro (1691-1764); importante figura del bresciano nell'epoca veneziana. Venne definito dal Senato della Repubblica "pubblicamente benemerito".
    A lui si deve la costruzione dello splendido palazzo di Montirone.

  • Faustino (1730-1800), figlio di Pietro. Grande mecenate di musicisti ed artisti (ospitò Leopoldo Mozart con il figlio Wolfgang), raccolse la seconda quadreria di famiglia. I suoi figli furono militari e uomini politici, assorbirono lo spirito rivoluzionario napoleonico per rifonderlo con impegno nei moti di liberazione d'Italia.

Fra essi si distinsero:

  • Giuseppe (1766-1836), generale di Napoleone I nelle campagne d'Italia e di Spagna, poi tenente generale ed aiutante di campo di Gioachino Murat, re di Napoli; ricoprì importanti incarichi governativi fra cui quello di Governatore della Toscana. Il 17 marzo 1797, insieme ad altri 38 congiurati, fra cui quattro suoi fratelli, si trovò nel Palazzo Poncarali di Brescia (attualmente liceo Arnaldo) dove tutti giurarono "O libertà o morte"; il giorno dopo, con le bandiere tricolori, comandò la conquista del Broletto, determinando la fine del dominio veneziano (durato circa 300 anni) e fu a capo del Governo Provvisorio di Brescia. Nel febbraio del 1798, a capo delle truppe che "liberarono" Città di castello, fu protagonista di un episodio particolare: la cittadinanza, in segno di riconoscenza, voleva donargli qualcosa di importante ed egli puntò la sua attenzione su un dipinto molto bello, al tempo attribuito al Perugino; si trattava però, come fu poi chiarito, dello "Sposalizio della vergine" di Raffaello, che quindi venne a Brescia in casa Lechi. Ora si trova alla Pinacoteca di Brera a Milano.

  • Giacomo (1768-1845), uomo politico, fervente spirito repubblicano; fu componente del Governo della Repubblica Bresciana, poi dell'Assemblea degli Iuniori della Repubblica Cisalpina (1798), deputato ai Comizi di Lione, membro del Corpo Legislativo e della Consulta di Stato. Fu amico di Stendhal, che più volte ricorda nei suoi scritti Montirone e la famiglia Lechi. Nello studio del palazzo di Calvisano teneva i ritratti di Washington e Lafayette.

  • Teodoro (1778-1866), generale di Napoleone I, comandante della Guardia Reale Italiana che condusse, fra le altre, alle battaglie di Ulna, Austerlitz, Wagram e nella campagna di Russia.
    Congiurò nei moti insurrezionali contro l'Austria, venne catturato e condannato a morte, condanna trasformata nel carcere duro a Mantova; venne quindi esiliato e riparò in Piemonte. Nei moti del '48 capeggiò truppe lombarde durante le cinque giornate di Milano. Riparò nuovamente in Piemonte e Carlo Alberto gli affidò un corpo d'armata dell'esercito Sardo-Piemontese. Decorato da Napoleone come cavaliere della Corona Ferrea, con la Stella della Legion d'Onore ed insignito del titolo di Barone dell'Impero Francese. Decorato da Alberto di Savoia col Gran Cordone Mauriziano.

  • Luigi (1786-1867), letterato, umanista; venne processato per carboneria con Porro e Confalonieri; imprigionato, sostenne con fermezza gli interrogatori del Salviotti. Fu Presidente del Governo Provvisorio della Lombardia, Presidente dell'Ateneo bresciano ed uno dei primi Senatori del nuovo Regno d'Italia (1860). Fu compagno di scuola di Alessandro Manzoni ed amico di Gioacchino Rossini.

  • Francesca (1773-1811) di straordinaria bellezza soprannominata in casa "Fanie" alla francese, appoggiava le idee rivoluzionarie dei fratelli; il giorno prima della presa del Broletto, comandata dal fratello Giuseppe, comperò una gran quantità di stoffa bianca, rossa e verde in tre negozi diversi della città per non dare nell'occhio e di notte cucì di persona numerosissime bandiere tricolori, usate il giorno dopo (18 marzo 1797) durante la rivoluzione che, capeggiata dal fratello Giuseppe, cacciò i veneziani da Brescia.
    Cantata da Stendhal per i suoi magnifici occhi, divenuta l'amante del re di Napoli Gioachino Murat (cognato di Napoleone), si trasferì a vivere nella sua casa di Parigi fino a quando non si stancò della relazione con tanto personaggio e se ne tornò in Italia.
    Al proposito Stendhal scrisse, fra l'altro, che le donne bresciane avevano i più begli occhi d'Italia.

 

Da annoverare inoltre nei ricordi della storia la figura di Galliano Lechi (1739-1797), figlio di Pietro, (la chiesetta del palazzo in Montirone è intitolata a S.Antonio che adora il Bambino in grembo alla Madre, in atto di invocazione sta S.Galliano Lechi eremita ) tipico signorotto della sua epoca, che imperversava sul territorio con i suoi "bravi" di manzoniana memoria.
Dopo essere stato condannato con l'imputazione di avere fatto uccidere Giambattista Febbraro di Ghedi, presumibilmente dai suoi bravi, fu bandito dalla Repubblica Serenissima. Fu quindi catturato ed imprigionato nei "piombi", le dure carceri di Venezia.
Da qui riuscì ad evadere in maniera rocambolesca, secondo ed ultimo dopo Casanova. Rifugiò a Bormio in Valtellina (allora Canton dei Grigioni) e condusse la sua vita da esule fino al 18 marzo 1797, quando Giuseppe Lechi, suo nipote, entra nel Broletto a Brescia, cacciando i veneziani e liberando il territorio dalla dominazione veneta .

Galliano Lechi, libero, torna a Montirone e prende contatti con Napoleone per motivi politici, che riguardavano principalmente la Valtellina.

I notabili e la vecchia società di Bormio, temendo Napoleone ed intravvedendo nel conte Galliano un pericoloso esponente delle nuove idee, decisero di liberarsi di quest'ultimo.
L'agguato fu teso il 23 luglio 1797. Il Conte Galliano fu catturato, con altri due suoi fedeli, sul dosso di Cepina ed ivi giusiziato senza processo. Il suo corpo fu poi tagliato a pezzi e gettato nel fiume Adda.
La storia di Montirone nell'anno 1701 registra il passaggio (con permanenza nel palazzotto Crotta, che sorgeva dove sorge oggi il palazzo Lechi) del principe Eugenio di Savoia-Soisson alla guida dell'esercito imperiale, impegnato nella guerra di successione spagnola, prima della vittoriosa battaglia di Chiari sul maresciallo francese De Villeroy.

 

Fra i personaggi importanti che soggiornarono a Montirone bisogna annoverare giustamente anche Napoleone Bonaparte, che fu alloggiato nel Palazzo Lechi per tre giorni, nel giugno del 1805, in occasione della campagna di "Montechiaro" (Montichiari).

 

NOTE

Tra sette e ottocento, oltre ai terreni degli Emilj (antichi feudatari del territorio) e dei Lechi (120 ettari), altri 100 ettari circa erano divisi tra le famiglia della nobiltà cittadina: i Guarneri,i Poncarali ed i Fè.
I nobili Avogadro possedevano solo terreni nella zona a nord-ovest verso Poncarale (ancora oggi esiste la roggia Avogadra).
I Conforti, oltre a terreni, possedevano alcune case di abitazione e di affitto; Carlo Conforti q. Pietro, cui ci si riferisce, è qualificato come nobile, avendo sposato una Lechi e parrebbe dunque appartenere alla nobile famiglia Conforti di origine quinzanese.

 

A metà ottocento permangono i vecchi proprietari; il catasto registra la famiglia Emilj, ancora proprietaria di circa 350 ettari, i Lechi, che possedevano 100 ettari di terreno divisi in due rami della famiglia, i Conforti ed i Guarneri. Sono comparsi anche i Sangervasio, sostituitasi ai Fè, con 70 ettari; i Bergonzi, con 25 ettari, ed i Cavalli.
Vi sono anche proprietari cittadini non nobili: Dionisi Giorgio e Josserand Germano sono proprietari di una ventina di ettari di terreno.
Quanto ai locali emerge la famiglia Paroli, ma soprattutto vi sono una decina di medi proprietari (tra i 5 e 10 ettari) ed una miriade di piccolissimi ( per un totale di oltre 200 ettari).

 

Il territorio d Montirone era attraversato longitudinalmente da una unica strada principale ("Stradone" chiamato nel catasto napoleonico del 1809, mentre nel catasto austriaco del 1852 è denominata "Comunale delle Chiaviche" nel tratto fino all'abitato e"Strada Comunale per Ghedi" nel tratto meridionale).
Altre strade importanti (comunali nel 1852) partendo da nord erano:

  • la strada da Poncarale a Borgosatollo, che coincideva per un tratto con il confine di Borgosatollo a cui si affacciava Belleguardello (è la strada che tuttora proviene dal cimitero di Borgosatollo e si ferma a Belleguardello).

  • La strada che dal paese portava a "Beleguardo e Beleguardello".

  • La strada Comunale per Borgosatollo dal confine nord giungeva al centro del paese. Da questa si dipartivano parallele la strada comunale per Castenedolo (attuale Via Stazione) e la strada comunale della Pedrona (che conserva ancora lo stesso nome e conduce dalla contrada della Campagna alle Case Nuove Paradisino, allora non ancora esistenti.

  • A fianco del palazzo Lechi (ora Via Giardino) aveva inizio la strada comunale detta di Bagnolo, che si biforcava, pur mantenendo la medesima denominazione, in due trochi, di cui uno correva lungo il confine occidentale ed uno scendeva diritto in direzione di Bagnolo.

  • L'ultima strada comunale era quella detta del Mulino: si staccava dallo "Stradone" nel luogo dove sorge appunto il mulino ed andava più a sud della precedente strada per Bagnolo.

Le prime due esistono ancora, mentre la terza si interrompe nella campagna.
In quell'epoca esisteva la cosiddetta strada "Longura" (ora Via Corridoni) antistante le case affacciate sullo "Stradone".

 

Altri personaggi monteronensi degni di nota sono:

 

Tito Speri. Pochi sanno che, anche la famiglia del patriota del risorgimento italiano, Tito Speri era di Montirone.
Il padre di Tito, il grande martire di Belfiore, e la sua famiglia erano di Montirone; il padre di Tito fu soldato a fianco del conte Teodoro Lechi nella campagna napoleonica di Russia; ritornato a Montirone divenne il curatore della sua quadreria.

 

Il fratello di Tito, che nacque a Montirone, venne chiamato Teodoro, dal suo padrino Conte Teodoro Lechi.

 

Don Giacomo Pavia, parroco di Montirone, fu ardente patriota; nel 1848 seguì l'esercito piemontese nella prima guerra d'indipendenza e ne fu cappellano militare.

 

Don Innocenzo Paroli, curato di Montirone, fu anche lui patriota nel 1848 insieme al conte Emili, a Don Pavia e a Pietro Febbrari di Bagnolo.

 

Eugenio Paolo Bonsignori, garibaldino della prima ora, partecipò alla spedizione dei Mille.

 

Montirone annovera tra i suoi concittadini un famoso pittore di buon talento ottocentesco, Giovanni Renica (Montirone 1808 - Milano 1884), che operò soprattutto a Milano.