1. La Chiesa Parrocchiale, dedicata a
San Lorenzo, San Gordiano e San Floriano, che ha sostituito
l'antica chiesetta (con cimitero) dipendente, in origine, dalla
Pievania di Ghedi (l'immagine di questa chiesetta si può
ancora ammirare in un affresco di Palazzo Lechi).
L'odierna Parrocchiale venne edificata tra il 1762 (posa della
prima pietra) ed il 1810 su disegno dell'architetto Abate Gaspare
Turbino, figlio di Marco Antonio; ne fu patrono, oltre che il
maggior sostenitore, il conte Pietro Lechi.
Essa si trova nella piazza maggiore del paese, ha dimensioni ed
aspetto gradevoli. All'interno gli altari sono di buona fattura;
sono notevoli i paramenti e gli arredi sacri fra cui quattro
bustireliquiari di Santi; le reliquie, contenute in essi, sono
quelle dei Santi Gordiano e Floriano (donate alla Chiesa nel
1660-1663 dal Cardinal Ottoboni, Vescovo di Brescia, poi Papa col
nome di Alessandro VIII) e quelle dei Santi Pio, Lucidio ed
Adeodato (donate da Bernardino Lechi).
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3. Il palazzo dei Conti Lechi. E' il monumento di gran lunga più importante di Montirone. Venne realizzato negli anni 1739-46 per incarico di Pietro Lechi su disegni dell'architetto luganese Marco Antonio Turbino, il quale adottò soluzioni architettoniche originalissime, come l'avanzamento del corpo centrale rispetto al resto dell'edificio, la positura di sbieco rispetto alla strada, la differente distanza in progressione delle finestre, tutte soluzioni che accentuano l'aspetto scenografico del palazzo; e poi la grazia del portico interno ed il cortile interno inserito fra le due ali basse del palazzo e, diviso da una splendida cancellata in ferro battuto, l'ampio parco all'italiana. | |
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Al Palazzo Lechi è collegato inoltre un particolarissimo strumento: una ruota idraulica a cassette (detta "noria") che attingeva acqua dal canale Molinara e la versava qualche metro più in alto in modo tale che essa scorresse a servizio dei giardini del Palazzo ed alimentasse le tre fontane del parco. Questa ruota (ormai fuori servizio perché sostituita dalle moderne pompe) rimane a testimonianza e ad esempio dell'ingegneria idraulica antica ed è interessante per la sua fattura artistica e le grandi dimensioni (se ne conoscono soltanto altre due in tutta la provincia di Brescia). | |
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La casa colonica più arretrata, rispetto al
palazzo, ospitava a metà ottocento l'unica osteria del
paese.
Nei pressi del palazzo, all'incrocio, si trovava anche l'unica
bottega del paese. Era posta in un caseggiato, che sorgeva fra il
Naviglio e lo "Stradone" (strada per Ghedi).