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Comune di Montirone (Provincia di Brescia) Piazza A. Manzoni, 17 Tel. +39 030.2677097
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Comune di Montirone

Piazza A. Manzoni 17
25010 Montirone (BS)

Tel. 030.2677097
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MONUMENTI

1. La Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Lorenzo, San Gordiano e San Floriano, che ha sostituito l'antica chiesetta (con cimitero) dipendente, in origine, dalla Pievania di Ghedi (l'immagine di questa chiesetta si può ancora ammirare in un affresco di Palazzo Lechi).
L'odierna Parrocchiale venne edificata tra il 1762 (posa della prima pietra) ed il 1810 su disegno dell'architetto Abate Gaspare Turbino, figlio di Marco Antonio; ne fu patrono, oltre che il maggior sostenitore, il conte Pietro Lechi.
Essa si trova nella piazza maggiore del paese, ha dimensioni ed aspetto gradevoli. All'interno gli altari sono di buona fattura; sono notevoli i paramenti e gli arredi sacri fra cui quattro bustireliquiari di Santi; le reliquie, contenute in essi, sono quelle dei Santi Gordiano e Floriano (donate alla Chiesa nel 1660-1663 dal Cardinal Ottoboni, Vescovo di Brescia, poi Papa col nome di Alessandro VIII) e quelle dei Santi Pio, Lucidio ed Adeodato (donate da Bernardino Lechi).

 

2. La torre degli Emilj, massiccia costruzione in origine a pianta quadrata, che si eleva (come già si è detto) su di un piccolo rialzo del terreno, forse artificiale; essa risulta costruita nella sua struttura originaria da Filippino degli Emilj.
Con la fine della stirpe di questi antichi Signori, la torre passò in proprietà nel 1871 alla Commissione Centrale di Beneficenza di Milano, quindi alla famiglia Orio, milanese (1873), la quale ne affidò la trasformazione a villa residenziale all'architetto bresciano Antonio Tagliaferri; la circondano un bel parco e giardino (il parco è vincolato con decreto in data 15/11/1958 ai sensi della L. 1497/1939). Attualmente la villa appartiene alla famiglia Ventura.

torre degli Emilj - thumbnail

 

palazzo dei Conti Lechi - thumbnail

3. Il palazzo dei Conti Lechi. E' il monumento di gran lunga più importante di Montirone. Venne realizzato negli anni 1739-46 per incarico di Pietro Lechi su disegni dell'architetto luganese Marco Antonio Turbino, il quale adottò soluzioni architettoniche originalissime, come l'avanzamento del corpo centrale rispetto al resto dell'edificio, la positura di sbieco rispetto alla strada, la differente distanza in progressione delle finestre, tutte soluzioni che accentuano l'aspetto scenografico del palazzo; e poi la grazia del portico interno ed il cortile interno inserito fra le due ali basse del palazzo e, diviso da una splendida cancellata in ferro battuto, l'ampio parco all'italiana.

 

All'interno del palazzo lavorò uno stuolo di valenti artisti, non solo locali: i pittori affreschisti Carlo Carloni da Scaria d'Intelvi, Francesco Zuccarelli toscano, Gian Battista Pittoni veneziano, i bresciani Savanni, Scalvini e Zadei, il modenese Battaglioli; pittori quadraturisti, fra cui eccelle Giancarlo Galli detto il Bibiena, bolognese; scultori quali Alessandro ed Antonio Callegari, di Brescia, Lorenzo Muttoni luganese e Rodolfo Vantini; e poi marmisti, intagliatori, stuccatori, ceramisti: il palazzo, insomma, è un vero e proprio scrigno di opere d'arte. Lo arricchiva in passato una quadreria raccolta dai vari personaggi della famiglia amanti delle arti figurative e una collezione di strumenti musicali, fra cui Amati, Stradivari, ecc.; essi purtroppo vennero saccheggiati nel palazzo di Brescia durante l'invasione austro-russa del 1799.

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Al Palazzo Lechi è collegato inoltre un particolarissimo strumento: una ruota idraulica a cassette (detta "noria") che attingeva acqua dal canale Molinara e la versava qualche metro più in alto in modo tale che essa scorresse a servizio dei giardini del Palazzo ed alimentasse le tre fontane del parco. Questa ruota (ormai fuori servizio perché sostituita dalle moderne pompe) rimane a testimonianza e ad esempio dell'ingegneria idraulica antica ed è interessante per la sua fattura artistica e le grandi dimensioni (se ne conoscono soltanto altre due in tutta la provincia di Brescia).

 

La casa colonica più arretrata, rispetto al palazzo, ospitava a metà ottocento l'unica osteria del paese.
Nei pressi del palazzo, all'incrocio, si trovava anche l'unica bottega del paese. Era posta in un caseggiato, che sorgeva fra il Naviglio e lo "Stradone" (strada per Ghedi).

 



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